fede

Il beato Gabriele Maria Allegra

Antonio Tarallo

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Foto: Assisi OFM

L’ordine francescano e le sue affascinanti figure; l’ordine francescano, un prezioso prisma, un diamante dalle mille sfaccettature, tutte luminose, tutte da scoprire e riscoprire per approfondire il passato e per comprendere il presente. Sono volti che hanno scritto pagine indelebili nella storia dell’ordine. “San Francesco patrono d’Italia” vuole proporre ai suoi lettori un viaggio alla scoperta di queste biografie - non sempre molto popolari, non sempre conosciute a dispetto di altre ben più note - che rappresentano importanti capitoli del grande libro della storia dell’ordine fondato dal Padre Serafico: sono donne e uomini che hanno fatto della propria esistenza - in diversi modi, con i loro diversi carismi - una missione-donazione continua per il Signore e per i fratelli.

Discepolo fedele di San Francesco d’Assisi, il beato Gabriele Maria Allegra. 29 settembre 2012: la cattedrale di Acireale vive un momento importante per tutta la famiglia francescana; il cardinale Amato, all’epoca Prefetto delle Cause dei Santi, proclama beato il frate francescano per volere di Papa Benedetto XVI. Quella di Allegra è una vocazione che nasce da lontano, da quando aveva soli dieci anni. Nel 1918 entra nel Collegio Serafico di San Biagio in Acireale; a sedici, veste il saio dei Frati Minori con il nome nuovo di fra Gabriele Maria; la Professione solenne avverrà il 25 luglio del 1929, per arrivare ad essere sacerdote un anno dopo circa, il 20 luglio 1930.

Pioniere della missione, così si potrebbe definire il frate francescano Allegra: a poca distanza di tempo dal divenire sacerdote, infatti, lo troviamo subito in Cina: il 3 luglio 1931 è nel continente asiatico. Qui, studia, approfondisce, la lingua cinese: battezza, confessa e celebra la Santa Messa nell’idioma asiatico. Nel 1932, a soli venticinque anni, è già rettore del Seminario minore di Hengyang. Dedito allo studio attento della lingua, il suo intento è quello di tradurre la Sacra Bibbia in cinese; ed è così che nel 1935 inizia la colossale operazione della traduzione della Bibbia in cinese. Era il 15 settembre 1935, festa dell’Addolorata.

Nel giro di dieci anni ha già tradotto l’Antico Testamento. Con alcuni confratelli cinesi, linguisti e teologi, il 2 agosto 1945, nella festa della Madonna degli Angeli, fonda lo studio Biblico di Pechino: un istituto che per l’epoca ha del rivoluzionario, del profetico. Dopo il regime di Mao, Allegra deciderà di trasferire da Pechino a Hong Kong l’istituto. Torna a Roma per conseguire, nel 1955, presso l’Antonianum la laurea in Sacra Teologia. Nel 1963 fonderà a Singapore uno Studio Sociologico; per poi, nel 1975, pubblicare il “Dizionario Biblico” in cinese: gli fu dato il titolo di “Il San Girolamo della Cina”. Il 26 gennaio 1976 le sue ultime righe scritte prima di raggiungere il suo Maestro, Gesù Cristo.

Fin qui, una vita densa di studio; una sequela di date e di grandi missioni realizzate. Ma da precisare bene come questo studio avesse sempre al suo centro Gesù Cristo. Lo studio, frutto di una preghiera profonda, soprattutto: questo è un dato importante che ci fa comprendere la via - “via studiorum et orationis”, si potrebbe definire - seguita dal beato. E’ interessante sottolineare come ogni produzione teologica di Allegra, ogni sua traduzione sia stata - per lui - frutto dello Spirito Santo. Viene in mente, allora, ciò che San Francesco d’Assisi aveva raccomandato ad Antonio di Padova: “Ho piacere che tu insegni la sacra teologia ai frati, purché in questa occupazione tu non estingua lo spirito dell’orazione e della devozione, come è scritto nella Regola”. Così ha fatto Allegra nella sua vita, nella sua missione di uomo di studio e di preghiera; ha seguito l'insegnamento di Francesco.

Ed è proprio il santo fondatore dell’ordine serafico ad essere, sempre, al centro dei suoi pensieri: “Oggi, sulla questione dell’aggiornamento c’è una confusione grande e ci vuole lo spirito del padre San Francesco, il quale seppe riformare la Chiesa per amore a Cristo e alla Chiesa stessa, vivendo in essa come il più umile dei suoi figli”. Così scriveva in una lettera riguardo la delicata questione conciliare della Chiesa.

Profondo amore per lo studio, così come profondo è il suo amore per l’Eucaristia e la Vergine Maria. Scriverà: “La terra, essa sola, è diventata il Tabernacolo dell’Altissimo perché in esso il Verbo si fece carne e continua a abitare sotto gli umili veli eucaristici. Gesù assommò e compendiò nella SS.ma Eucaristia tutte le meraviglie: l’onnipotente liberalità della creazione, la sublime sapienza dell’Incarnazione, l’infinita tenerezza e l’immensa misericordia della Redenzione”. In questa sua “adorazione eucaristica” onnipresente, spicca la sua devozione mariana.

Anche in questo caso, le preghiere alla Vergine Maria si alternano allo studio approfondito della Madre di Dio: devozione, preghiera e studio vanno di pari passo. Significativa rimane la lettera - datata 20 febbraio 1965 - inviata da Hong Kong a padre Carlo Balić (1899-1977), fondatore della Pontificia Academia Mariana Internationalis: in questa epistola, troviamo parole dedicate alla “nuova era” della mariologia postconciliare, la mariologia della “Mater Ecclesiae”. Inoltre, riguardo l’importante istituzione mariana scrive: “Mi pare sia uno dei mezzi più potenti di cui Lui si serve per glorificare la sua Immacolata e gloriosa Madre”.

Il beato Gabriele Maria Allegra, figura da riscoprire; un uomo-sacerdote-studioso che ha condotto la sua esistenza e missione in pieno spirito francescano.

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