fede

Il Rosario, la preghiera a Maria

Antonio Tarallo

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“La contemplazione di Cristo ha in Maria il suo modello insuperabile. Il volto del Figlio le appartiene a titolo speciale. È nel suo grembo che si è plasmato, prendendo da Lei anche un’umana somiglianza che evoca un’intimità spirituale certo ancora più grande”. Queste parole della lettera apostolica di Giovanni Paolo II, dal titolo “Rosarium Virginis Mariae” (2002) condensano la forza spirituale del Rosario: contemplare Cristo, attraverso lo sguardo della madre, Maria. Chiunque entri in una chiesa, alle cinque o alle sei pomeridiane, non può non essere catturato che da una delle preghiere mariane più antiche: in quella ripetizione, in quelle parole, semplici dell’ “Ave Maria” si nasconde un mondo; un mondo, ovviamente, tutto mariano.

Ma qual è l’origine del Rosario? Perché questo ruolo così importante? All’origine vi erano 150 Salmi: erano questi che - solitamente - venivano recitati, a memoria, dagli eremiti e nei monasteri. Ma poi, col passare del tempo, si era compresa la difficoltà di imparare a memoria tutti i versetti e così - verso l’850 - un monaco irlandese incominciò a recitare, al posto dei Salmi, 150 Padre Nostro. Per contare le preghiere, 150 sassolini. Ma, ben presto, si passò all’uso delle cordicelle con 50 o 150 nodi, la cui diffusione viene fatta risalire già a sant’Antonio Abate e san Pacomio, nei secoli III-IV. Successivamente venne la pratica di utilizzare anche il Saluto dell’Angelo a Maria, quindi la prima parte dell’Ave Maria. Nel XIII secolo, furono i monaci cistercensi a sviluppare una nuova forma di preghiera che chiamarono Rosario, comparandola ad una corona di rose mistiche donate alla Madonna. Tale devozione fu resa popolare dal fondatore dell’Ordine dei Predicatori, san Domenico, che nel 1212 ricevette la coroncina del rosario dalla Vergine Maria come strumento per aiutare i cristiani nella lotta contro le eresie.

Sempre nel XIII secolo si svilupparono poi i cosiddetti “Misteri”. Numerosi teologi avevano già da tempo considerato che i 150 Salmi contengono velate profezie sulla vita di Gesù. Dallo studio dei Salmi si arrivò ben presto all’elaborazione dei salteri di Gesù Cristo, nonché alle lodi dedicate a Maria. Da questa pratica si svilupparono ben quattro diversi salteri: 150 Padre Nostro, 150 Saluti Angelici, 150 lodi a Gesù, e - infine - 150 lodi a Maria. Solo verso il 1350 si arrivò alla compiutezza dell’Ave Maria così come la conosciamo oggi: al Saluto dell’Angelo dell’Annunciazione a Maria, si aggiunse un’altra parte di preghiera, a completamento: “Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen”. All’inizio del XIV secolo, i cistercensi inserirono in questo embrionale Rosario alcune “clausole” dopo il nome di Gesù. Verso la metà del XIV secolo, Enrico Kalkar, un monaco della certosa di Colonia, introdusse, prima di ogni decina alla Madonna, il Padre Nostro. All’inizio del XV secolo, fu Domenico Hélion di Trèves, detto il Prussiano, a sviluppare un Rosario in cui il nome di Gesù compariva in 50 “clausole” che ne ripercorrevano la vita. E sempre grazie a Domenico il Prussiano si arriverà alla struttura che conosciamo oggi: le 150 clausole vengono divise in tre sezioni corrispondenti ai Vangeli dell’infanzia di Gesù, della vita pubblica, e della Passione-Risurrezione.

Nel 1470, troviamo un’ulteriore trasformazione: il domenicano Alano della Rupe crea la prima “Confraternita del Rosario”: riduce a 15 i Misteri, e li suddivide in gaudiosi, dolorosi, e gloriosi. Sarà poi papa Giovanni Paolo II a introdurre i misteri luminosi sulla vita pubblica di Gesù.

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