fede

La Festa della candelora

Antonio Tarallo

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Foto: Archivio Fotografico Sacro Convento Assisi

“Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore”: è il Vangelo secondo Luca, al secondo capitolo che ci parla del “perché” della festa di oggi; festa denominata, appunto, “della Presentazione al Tempio di Gesù”, o - comunemente definita - “Festa della candelora”.

La festa viene celebrata quaranta giorni dopo la nascita di Gesù a Betlemme: Giuseppe e Maria, secondo la pratica religiosa del tempo, portano il Bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore, così come prescritto dalla legge mosaica. La festa - chiamata popolarmente Candelora - ebbe origine in Oriente con il nome greco di “Hypapante”, che significa “Incontro”, volendo ricordare proprio l’incontro tra Simeone e Gesù: il vecchio profeta prenderà tra le braccia e con la grazia dello Spirito Santo riconoscerà come il Messia atteso.

E’ interessante notare come il nome greco voglia dire proprio “incontro”: il Cristianesimo è sempre luogo d’incontro; incontro di Dio con i fedeli; incontro tra i fedeli; incontro personale con il Signore. Incontrare è sempre andare oltre la propria soglia, andare verso qualcuno. Nel particolare di questa festa, l’incontro è tra i due genitori di Gesù, Giuseppe e Maria, e il vecchio profeta Simeone; lo stesso che proprio dopo aver “incontrato” il Bambino potrà pronunciare le famose parole che corrispondono a quello che tutti conosciamo come “Il cantico di Simeone”: “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza preparata da te davanti a tutti i popoli; luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele”.

In queste parole che hanno tutto il sapore di poesia, troviamo una frase sulla quale è importante focalizzare l’attenzione: “luce per illuminare le genti”. Cristo è luce, sempre; una Luce che illumina il popolo di fedeli. Il simbolo della candela - che conosciamo tutti - riesce, allora, a prendere significato specifico. E sarà proprio un’antica tradizione ad Alessandria d’Egitto a vedere protagonista una processione di fiaccole e luci; per poi - con il passaggio della festa in Occidente - incontrare la prima attestazione storica del rito della benedizione delle candele (X secolo). Sotto il pontificato di san Sergio I (687-701) verrà istituita la più antica processione penitenziale romana, dalla chiesa di Sant’Adriano al Foro a Santa Maria Maggiore.

Necessario precisare che la festa della Candelora, per molto tempo, era una festa mariana: infatti, voleva celebrare la memoria della purificazione della Vergine Maria dopo il parto, compiuta secondo le tradizioni della cultura e della religione ebraica. In seguito, con la riforma liturgica decretata dal Concilio Vaticano II, l’attenzione si è spostata verso il Bambino Gesù.

Il giorno della Candelora, a partire dal 1997, per volontà di papa Giovanni Paolo II, diventerà anche la “Giornata dedicata alla Vita Consacrata”. Queste parole descrivono bene il significato che il papa polacco voleva dare a questa ricorrenza: “L’incontro di ogni giorno con il Signore, fonte di amore; un fiore che sboccia e fiorisce nella Chiesa ma che se si isola appassisce, ristagna quando si cammina da soli, quando si resta fissati al passato o si butta in avanti per cercare di sopravvivere. Deve esserci un costante richiamo a preghiera quotidiana, la Messa, la Confessione, una carità vera, la Parola di Dio ogni giorno, la prossimità, soprattutto ai più bisognosi, spiritualmente o corporalmente”.

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