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La festa della Santa Famiglia

Antonio Tarallo

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Un padre, una madre e un Bambino; in fasce, un piccolo infante, in mezzo a queste due figure, viene cullato nella tenerezza di una famiglia, o meglio, di una Santa Famiglia, quella di Nazaret; una famiglia più che speciale: ha accolto il Piccolo Gesù, lo ha custodito; una Famiglia che con quel gesto - semplice, se vogliamo - di accoglienza, è divenuta il “simbolo” di tutte le famiglie del mondo, l’aspirazione a cui tendere; il modello per eccellenza. In quella famiglia mai nessun “io”, ma il “noi” che diventa relazione. Lo aveva ricordato Papa Francesco durante l’Angelus per la festa della Santa Famiglia dell’anno scorso, nel 2021: “Per custodire l’armonia in famiglia bisogna combattere la dittatura dell’io”.

Quest’anno la Festa della Santa Famiglia viene celebrata in un giorno feriale, venerdì 30 dicembre, e non la domenica dopo il Natale come di consueto, data la coincidenza con la Solennità di Maria Santissima Madre di Dio, il prossimo 1 gennaio 2023.

Ma qual è la storia di questa festa? La festa della Santa Famiglia nella liturgia cattolica, nel XVII secolo veniva celebrata solo localmente. Fu Papa Leone XIII, nel 1895, a istituire la festa alla terza domenica dopo l’Epifania; successivamente, Papa Benedetto XV, nel 1921, la estese a tutta la Chiesa, fissandola alla domenica compresa nell’ottava dell’Epifania. Con Papa Giovanni XXIII fu poi spostata alla prima domenica dopo l’Epifania. Attualmente è celebrata nella domenica dopo il Natale o, in alternativa - come accade quest’anno, appunto - il 30 dicembre negli anni in cui il Natale cade di domenica.

Ma cosa vuol dire celebrare questa festa? Per rispondere a questa domanda è possibile rifarsi alle parole dei molti pontefici; parole che, anche se scritte nel nostro passato, possono rappresentare un catechismo sempre attuale; con la loro forza, riescono a darci una sorta di “radiografia” della Santa Famiglia; parole che vivono nel nostro tempo, come se fossero state scritte l’altro ieri. E’ il caso della preghiera di Papa Pio XII scritta nel dicembre del 1957: “O sacra Famiglia, Trinità della terra, o Gesù, Maria e Giuseppe, sublimi modelli e tutori delle famiglie cristiane, a voi ricorriamo, non solo per confortarci con la soave contemplazione dei vostri amabili esempi, ma anche per implorare la vostra protezione e promettervi costante fedeltà nel sentiero che c’indicate”.

Giovanni XXIII, nel 1960, in occasione della festa (all’epoca cadeva il 10 gennaio) pronunciò queste mirabili parole: “Il segreto della vera pace, del mutuo e duraturo accordo, della docilità dei figli, del fiorire di un gentile costume, sta nella imitazione continua e generosa della dolcezza, della modestia, della mansuetudine della Famiglia di Nazareth, dove Gesù, Sapienza eterna del Padre, si presenta accanto a Maria, la Madre Sua purissima, e accanto a Giuseppe, che rappresenta il Padre celeste. In questa luce, tutto si trasfigura nelle grandi realtà della famiglia cristiana”.

Ma uno dei discorsi più famosi che ci parlano della bellezza della Santa Famiglia è, senza dubbio, quello pronunciato da Paolo VI il 5 gennaio 1964: un discorso che riesce a coniugare spiritualità, teologia e persino sociologia; dalla cura delle parole scelte sembra fuoriuscire il Montini giornalista degli anni giovanili; il suo periodare è armonico, alto e profondo. Ogni parte del discorso invoglia alla meditazione, alla riflessione sul senso del silenzio della Sacra Famiglia di Nazareth. L’incipit cattura subito l’ascoltatore e lo proietta in un viaggio all’interno della casa di Gesù, Maria e Giuseppe: “La casa di Nazareth è la scuola dove si è iniziati a comprendere la vita di Gesù, cioè la scuola del Vangelo. Qui si impara ad osservare, ad ascoltare, a meditare, a penetrare il significato così profondo e così misterioso di questa manifestazione del Figlio di Dio tanto semplice, umile e bella”. E ancora: “Qui tutto ha una voce, tutto ha un significato. Qui, a questa scuola, certo comprendiamo perché dobbiamo tenere una disciplina spirituale, se vogliamo seguire la dottrina del Vangelo e diventare discepoli del Cristo. Oh! come volentieri vorremmo ritornare fanciulli e metterci a questa umile e sublime scuola di Nazareth! Quanto ardentemente desidereremmo di ricominciare, vicino a Maria, ad apprendere la vera scienza della vita e la superiore sapienza delle verità divine!”.

E, non poteva mancare, il papa per eccellenza della famiglia, Giovanni Paolo II che dalla residenza di Castel Gandolfo pronunciò questo discorso, il 29 dicembre 1996, dopo l’Angelus per la festa: “Il messaggio che viene dalla Santa Famiglia è anzitutto un messaggio di fede: quella di Nazaret è una casa in cui Dio è veramente al centro. Per Maria e Giuseppe questa scelta di fede si concretizza nel servizio al Figlio di Dio loro affidato, ma si esprime anche nel loro amore reciproco, ricco di spirituale tenerezza e di fedeltà”.

“Cari giovani, guardate alla Santa Famiglia e imitatetela, lasciandovi plasmare dall’amore di Dio modello dell’amore umano”: l’invito ai giovani viene da Benedetto XVI durante l’udienza generale del 28 dicembre 2011.

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