fede

Opere di misericordia: dare da bere agli assetati

Antonio Tarallo

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Foto: archivio redazione

Quaresima, periodo di meditazione, ma non solo. Chiaro, infatti, è anche l’invito all’azione: rivedere la propria vita alla luce del Vangelo e cercare di approfondire la nostra relazione con Dio. L’invito da parte della Chiesa di soffermarsi sulle “Opere di misericordia” nel periodo quaresimale è un invito sempre attuale. “San Francesco patrono d’Italia” vuole ripercorrere con i lettori proprio queste “opere” alla luce del mondo contemporaneo cercando di rispondere alla domanda: come possiamo viverle nel nostro oggi?

Dare da bere agli assetati, questo è l’invito. Se la prima opera di misericordia corporale vedeva la parola “cibo” come protagonista, in questa seconda opera è “l’acqua” a essere al centro di tutto. L’acqua, prezioso dono di Dio per tutti i viventi. L’acqua con tutta la sua forza evocativa: acqua che dona vita; acqua che lava; acqua, sinonimo per eccellenza di purezza; acqua bisogno vitale per l’essere umano (composto dal 60% di acqua); l’acqua che ricopre il 71% della superficie del pianeta. E poi ci sono tutte quelle immagini, riferimenti, legati al Vangelo. Fra le prime immagini che vengono in mente vi è quella della “donna del pozzo” del Vangelo di Giovanni: “Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?»”. Ma ancora un’altra immagine si fa strada: Cristo sulla Croce che chiede acqua al centurione romano. Lui, fonte viva di acqua e vita, chiede - in punto di morte - di essere abbeverato. Potrebbe cominciare da questa scena la riflessione sul senso del dare dell’acqua agli assetati. Ci troviamo di fronte a un Uomo che chiede ad un altro uomo la preziosa e vitale bevanda.

Oggi è l’intero mondo ad avere sete. E di tante cose. Primo dato che è necessario sottolineare subito: il mondo potrebbe affrontare un carenza idrica globale del 40% entro il 2030 per via del riscaldamento globale e l'aumento dei consumi, secondo una stima indicata da un recente rapporto dell’ONU. Ciò vorrebbe dire che circa quattro miliardi di persone nel mondo già vivono in condizioni di grave scarsità fisica di acqua per almeno un mese all'anno, a causa dello stress idrico, ed è assai probabile che i cambiamenti climatici provochino variazioni nella disponibilità stagionale durante tutto l'anno e in diversi paesi del globo terrestre. In sintesi: c’è chi di acqua ne ha troppa e ne consuma in maniera spropositata e irragionevole, e c’è invece chi chiede acqua per vivere. Ancora una volta l’ineguaglianza sembra prevalere. La voce degli ultimi verrà ascoltata? La voce di chi ci sembra così lontano da noi ( e che invece è prossimo) avrà risposta? L’invito - che sarebbe imperativo - è “dare da bere agli assetati”: spetta a tutti accoglierlo, e non certamente solo nel periodo di Quaresima.

“Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia” proclama Gesù sulla montagna. Il mondo ha sete di ciò: di giustizia, perché tante sono le situazioni sociali-economiche che con la giustizia non hanno proprio nulla a che fare. La lista sarebbe assai lunga e i nomi dei paesi del mondo coinvolti occuperebbero una pagina intera. Bisogna avere sete, in questo caso. Noi stessi, guardando a questi fenomeni sociali-economici e politici, dovremmo avere sete: non c’è solo la guerra Russia-Ucraina che detiene ad oggi le prime pagine dei quotidiani, ma ci sono tanti conflitti “nascosti” che andrebbero ricordati come quelli in Etiopia, nello Yemen, in Nigeria, in Afghanistan, in Libano, nel Sudan, solo per indicarne alcuni. Popolazioni intere che hanno sete. L’acqua si chiama pace.

E poi, in ultimo (non per importanza): si ha sete di tenerezza e gentilezza, soprattutto. Mancano, e molto, nel mondo di oggi. E’ necessario “dare da bere agli assetati” d’amore. Necessario per chi ci è accanto, a cominciare dal piccolo nucleo familiare fino a quelli che potrebbero essere definiti “i massimi sistemi”: società, luoghi di lavoro, scuole, all’interno della Chiesa, luoghi di cultura e di formazione. Necessario è “dare da bere agli assetati”. Fondamentale, per noi stessi.

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